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Il “ComuniCattivo”: Prima repubblica, secondo me

Quarantunesimo appuntamento con la rubrica curata da Andrea Guasco. Non digrigno i denti in una smorfia di disgusto. E’ il mio sorriso da comunicativo. La mia smorfia da “ComuniCattivo”.

Titolo: Prima repubblica, secondo me

Non riesco proprio ad entusiasmarmi su questa faccenda del referendum costituzionale.
Ciò nonostante quando sarà ora andrò a votare, ma per ora, complice questo disinteresse abbastanza marcato non so ancora che cosa.
Sicuramente cercherò di interessarmi a tempo e debito nello specifico del tema, tecnicamente parlando, mentre ormai il quesito, che nemmeno sfiora i reali problemi del paese e della gente, ha assunto i contorni del tifo ‘pro Renzi’ o ‘pro D’Alema’ in una sintesi perfetta del PD, acronimo delle parole Perennemente Divisi.
Per ora ho capito solo una cosa : non si abolirebbe una camera, ma la si trasformerebbe togliendo ai cittadini la possibilità di sceglierne i componenti, un po’ come è accaduto alla provincia, ente che sembrava dover scomparire, ma che in realtà non è scomparso affatto, ma è diventata ‘ente di secondo grado’.
Già da alcuni anni, poi, non c’è più la preferenza per un candidato in Parlamento, ma si sceglie una lista, un candidato premier e così sia, chi capita capita nel collegio.
I deputati non sono più deputati dal popolo, ma delegati da un capo.
Non un bel modo democratico a mio parere.
Mi ricordo il tramonto della prima repubblica, quando ad una tornata elettorale il candidato Social Democratico Pagani inviò a tutti gli elettori del suo collegio un normografo con il suo nome e numero in lista.
Anche un analfabeta poteva così votarlo. Bastava appoggiare il normografo sulla scheda e far passare la matita copiativa negli spazi.
In un periodo nel quale si parla di analfabeti funzionali davvero un’altra epoca.
Ecco in fondo mi piaceva quel modo lì di fare campagna elettorale.
Il candidato in lista suonava il campanello, ti dava il volantino, lo trovavi al supermercato, offriva cene luculliane, prometteva favori, lavoro, opere pubbliche, piscine, campi sportivi, aperitivi.
Poi una volta eletto almeno sapevi chi ti aveva fregato con certezza.
Sapevi a chi dare del farabutto con sicurezza.
Mica come adesso che non si capisce bene come è stato eletto deputato che deve rappresentare il tuo territorio un chichessia qualsiasi.
Bei tempi quelli della Prima Repubblica, come ha cantato Checco Zalone nel suo ultimo film.
Forse anche solo perchè c’era lavoro per tutti, benessere e la lira.
Senza Euro, con poca Europa, con ‘Colpo Grosso’ e ‘Giochi senza Frontiere’, Ettore Andenna e ‘La Bustarella’.
Con il pentapartito e non i pentastellati.
Con Grillo che faceva il comico e Berlusconi l’editore.
Con ‘l’autoradio sempre nella mano destra e un canarino sopra la finestra’.
Con il ‘Gioca jouer’.
Con ‘Pronto Raffaella’, le vacanze di 15 giorni al mare e le cabine a gettoni.
Con l’anno di naja.
Con le felpe della ‘Best Company’ e il Ciao.
Con le sale giochi e non slot.
Con i B.O.T.
Con un futuro da vivere.
E non con un passato da rimpiangere.

Andrea Guasco