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Il “ComuniCattivo”: Il gran ballo del comunismo

Cinquantacinquesimo appuntamento con la rubrica curata da Andrea Guasco. Non digrigno i denti in una smorfia di disgusto. E’ il mio sorriso da comunicativo. La mia smorfia da “ComuniCattivo”.

Titolo: Il gran ballo del comunismo

All’interno del Pd si parla di scissione. Ed in effetti io ho sempre pensato che Pd fosse l’acronimo di Perennemente divisi, ma al di là delle opportunità e delle possibilità di creare nuovi contenitori a sinistra appare ovvio come ci sia bisogno di sinistra in Italia e come si è arrivati alla pessima situazione sociale attuale.
La storia parte dalla svolta del 1991, che aveva visto lo scioglimento del PCI e che avrebbe dovuto favorire il rinnovamento democratico e sociale dell’Italia, ma che è stata in realtà il punto di partenza di una controrivoluzione che è certo di dimensioni internazionali, ma che si avverte in modo particolarmente doloroso in Italia, nel paese che, grazie alla Resistenza e alla presenza di una forte sinistra e di un forte Partito Comunista, aveva conseguito conquiste democratiche e sociali assai rilevanti. La Repubblica Italiana nata dalla Resistenza, e contrassegnata dalla presenza di un forte Partito Comunista all’opposizione, non si era mai impegnata direttamente in operazioni belliche; ai giorni nostri, invece, la partecipazione a guerre di carattere chiaramente coloniale è considerata come qualcosa di normale, persino di doveroso . Inoltre Friedrich August von Hayek già negli anni ‘70 del secolo scorso dichiarava che i diritti economico-sociali (quelli protetti evidentemente dallo Stato sociale), erano un’invenzione da lui considerata rovinosa: erano il risultato dell’nfluenza esercitata dalla ‘rivoluzione marxista russa’. Egli chiamava dunque a sbarazzarsi di questa eredità ingombrante. Ben si comprende che, al venire meno di un forte campo socialista, abbia corrisposto e stia corrispondendo sempre di più lo smantellamento dello Stato sociale. La controrivoluzione oligarga della quale il Pd attuale è complice è così evidente da essere quasi dichiarata: il potere padronale deve potersi esercitare senza troppi vincoli, la Costituzione non deve essere un motivo di impaccio nei rapporti di lavoro. Ma c’è un aspetto che va al di là della fabbrica (o dei supermercati tanto cari ai pidinni nostrani Biellesi) e che riguarda la società nel suo complesso: è l’avanzare del populistico ‘uomo solo al comando’ incarnato nel nostro paese dai Presidenti del Consiglio Berlusconi e Renzi. Fin quando c’era in Italia il sistema proporzionale, esso rendeva più agevole la formazione di partiti politici di massa, e ciò consentiva di contenere entro certi limiti il peso politico della ricchezza (nel primo caso personale, nel secondo bancario per favori successivi) che oggi invece si esprime in modo immediato e persino sfrontato. Assistiamo all’emergere e all’affermarsi di leader politici che, a partire dalla concentrazione e complicità dei mezzi di informazione e facendo uso spregiudicato dell’enorme ricchezza a loro disposizione, pretendono di esercitare, ed in effetti esercitano, un potere decisivo sulle istituzioni politiche con una globale capacità di corruzione e di manipolazione. In quest’ottica non so se serve un nuovo contenitore a sinistra, ma sicuramente servirebbe una forza politica in grado di rappresentare il popolo, uso una parola fuori moda, proletario.
Andrea Guasco