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Il “ComuniCattivo”: Il sale del futuro

Cinquantaquattresimo appuntamento con la rubrica curata da Andrea Guasco. Non digrigno i denti in una smorfia di disgusto. E’ il mio sorriso da comunicativo. La mia smorfia da “ComuniCattivo”.

 

Titolo: Il sale del futuro

 

E’ il tempo che passa che è difficile.
Non perché non vogliamo invecchiare, ma semplicemente perché ci affezioniamo alla realtà che stiamo vivendo, e persino quel presente, che a volte sembra pesante, una volta passato acquista il tipico fascino nostalgico.
Questo accade quando guardiamo le vecchie fotografie.
Un tempo contenute in scatole dei biscotti in latta riciclate e mal chiuse o in ordinati album, ora conservate nella digitale e imperitura memoria, se non in quella imperdibile e imprevedibile dello storico archivio dei social.
E’ il tempo che passa che è difficile.
Passano anni di piombo, duri e difficili anni di lotta sociale e di classe nei quali (pasoliniana memoria) non si sa se la ragione del povero alberga nella protesta o nell’obbedienza del celerino col manganello.
Passano anni di perdita assoluta di motivazioni, nei quali un non esempio di aggregazione giovanile come la fatua moda dei ‘paninari’ diventa l’icona stilistica e un ‘modus vivendi’ da imitare.
Passano gli anni dei morti per overdose, dell’amore contaminato dal virus, del ‘tigre nel motore’.
Passano gli anni della distruzione del tessuto sociale e della comunità a vantaggio del marchio globale.
Passano anche quelli dell’impoverimento generalizzato scientificamente voluto dai poteri bancari, dei burocrati dell’euro.
E’ il tempo che passa che è difficile.
Nel vedere crescere un figlio, perdere un amore, sperare nella vittoria della propria squadra del cuore, nel passare da una difficoltà all’altra senza uscire mai dalla mediocrità di una vita controllata dall’edonistica ricerca di consumo.
Eppure ci si affeziona alla realtà che stiamo vivendo e quando quel presente diventa passato ci sembrava bello, luccicante, speranzoso.
In questi giorni una persona intelligente mi ha ricordato Ken Worpole, scrittore di società e architettura che disse: ‘Non c’è niente. Allora c’è qualcosa per un breve momento. Allora non c’è nulla di nuovo’.
E’ questa la speranza alla quale aggrapparci: in una epoca nella quale la teconologia e la comunicazione ogni giorno ci regala una novità dobbiamo guardare al futuro sì con l’ottimismo della volontà, ma anche con la consapevolezza che c’è del nuovo a disposizione e che dobbiamo andare avanti.
Come ci ricorda la Bibbia (e lo dico da non credente di cultura cattolica per citare Benedetto Croce) : “L’angelo disse a Lot e alla sua famiglia: ‘Salvati, non guardarti indietro e fuggi velocemente, affinché tu non abbia a morire.’
Sua moglie invece guardò indietro e divenne una statua di sale” (Gen, XIX, 17 e 26).
Affezioniamoci alla realtà che stiamo vivendo, ma guardiamo al futuro con convinzione dei mezzi a disposizione.
E’ il modo migliore per uscire dagli anni bui che stiamo vivendo e non rimanere prigionieri. Per non rimanere di sale. Per fuggire e salvarci.

Andrea Guasco