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Il “ComuniCattivo”: Il Passatore

Cinquantanovesimo appuntamento con la rubrica curata da Andrea Guasco. Non digrigno i denti in una smorfia di disgusto. E’ il mio sorriso da comunicativo. La mia smorfia da “ComuniCattivo”.

Titolo: Il Passatore

Stefano Pelloni, detto il Passatore (Boncellino di Bagnacavallo, 4 agosto 1824 – Russi, 23 marzo 1851), è stato un brigante italiano, attivo nella Romagna di metà Ottocento, considerato il più efferato tra i briganti romagnoli.
La sua storia inizia quando evase durante un trasferimento ad Ancona, dove avrebbe dovuto scontare una condanna a quattro anni di lavori forzati nella risistemazione della nuova darsena per il furto di due fucili da caccia, più altri tre anni di detenzione per la fuga dal carcere di Bagnacavallo. Lì datosi alla macchia tra Ferrara, Comacchio e il Riminese, entrò a far parte di un gruppo assai variabile come consistenza e zone d’azione, del quale (come uso tra i briganti dell’epoca) egli non divenne il vero capo, ma un’importantissima figura di riferimento.
I comportamenti del Passatore sono da considerarsi quelli tipici di un criminale che gratuitamente seminava violenza e uccideva con sadismo: è stato, ad esempio, l’unico brigante dell’Ottocento ad aver sezionato alcune vittime. In un caso il Pelloni sparò a sangue freddo a un uomo semplicemente perché uno dei suoi aveva insinuato che si trattasse di una spia.
Tra tutte le imprese del ‘Passatore’, rimase tristemente famosa l’occupazione di Forlimpopoli, avvenuta nella notte del 25 gennaio 1851. Durante l’intervallo di una rappresentazione, i briganti penetrarono nel Teatro Comunale (oggi teatro Verdi): saliti sul palcoscenico, puntarono le armi contro gli spettatori terrorizzati e, facendo l’appello, rapinarono uno ad uno gli spettatori presenti in sala. Fra le famiglie rapinate vi fu anche quella di Pellegrino Artusi. A raccolto concluso, gli efferati banditi stuprarono alcune donne, e tra queste Gertrude, sorella dell’Artusi, la quale impazzì per lo choc. La vicenda al Teatro di Forlimpopoli divenne talmente popolare da essere cantata per decenni dai cantastorie e anche Secondo Casadei scrisse un walzer sulla storia.
Insomma un omicida, ladro, delinquente verrà cantato come una figura positiva, quasi eroica.
Oggi nelle stessa campagne del ferrarese si sta consumando una delle più eloquenti manifestazioni di incapacità delle nostre forze di polizia: 400 uomini stanno cercando un omicida che si chiama Igor o forse no senza riuscire a trovarlo. Nella campagna emiliano romagnola, mica in Amazzonia.
Là dove scappava anche il ‘Passatore’. Se resiste ancora un po’, cosa probabile a mio avviso, magari Piero Pelù gli dedica anche una canzone.
Che tristezza.

Andrea Guasco