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Il “ComuniCattivo”: I furbetti del cartellino

Sono stato in vacanza una settimana e ne capitano di tutti i colori a Biella.
Tralasciando i tragici fatti di cronaca e le buche delle strade che ormai fanno sembrare la provincia laniera la Bosnia nel 1992, il fatto principale del quale si è parlato è stata la scoperta dei ‘furbetti del cartellino’.
La definizione, mutuata dai ‘furbetti del quartierino’ della banda Ricucci & C, mi fa sempre sorridere, anzi mi mette un poco d’allegria, mi fa quasi ridere se non ci fosse da piangere.
Non posso e non devo aggiungere nulla a ciò che è stato detto e scritto, da un lato capisco le posizioni garantiste della classe politico-amministrativa locale sulla questione, dall’altro capisco l’ira popolare che sui social è sfociata in una grossolana caccia alle streghe.
Mentre leggevo dei 33 dipendenti che tutti e 33 entrarono a Biella trotterellando, mi è venuto in mente un mio commilitone dell’anno di leva 1993, del quale, non avendone trovato traccia su Facebook chiamerò fantasiosamente Gregorio.
Gregorio non era (è) propriamente una cima, nemmeno un Monsignor Della Casa, ma cresciuto a Falchera e con l’esame di terza media dato proprio sotto le armi viveva di qualche espediente e molto ingegno.
Mentre uscivamo dalla ‘Pizzeria l’Alpino’ a Maia Bassa di Merano commentavo i fatti di una cronaca politica ancorata alla inchiesta ‘Mani Pulite’ con un firmaiolo (così chiamavamo coloro che continuavano la carriera sotto le armi dopo l’anno di leva con la celebre ‘firma’).
Gregorio intervenne e disse : “La politica va bene quando ci sono tanti soldi. Manteniamo un numero di persone che non servono a un cazzo, ma tanto ce n’è per tutti. Quando iniziano a calare i soldi non possiamo più mantenerne tanti e iniziano i problemi con la politica che continua a volerne.
Chi come me dai 16 anni era cresciuto a ‘Girella’ e ‘Radio Radicale’ non poteva condividere e per lunghi anni ho pensato che la politica avesse una utilità, uno scopo, una missione.
Non che fosse una astratta categoria da mantenere e basta.
Che avesse una utilità.
Quando ho letto dei ‘furbetti del cartellino’ e della classe politica locale che bene o male faceva dei distinguo ho capito che Gregorio aveva ragione.
Amico mio di naja, avevi ragione.
Non bastano più i soldi per mantenerli tutti, per mantenere anche chi negli uffici pubblici va al bar anziché lavorare (sai poi che scoperta… se venivano con me al Bar Brasiliana gliene facevo vedere un paio tutte le mattine), per mantenere onorevoli, senatori, assessori e cantonieri, geometri e dirigenti. Tutti nullafacenti.
E per questo che chiunque salga al potere di governo centrale non taglia mai la tassazione per far ripartire l’economia: perchè se lo fa ha meno soldi da mangiare con i suoi amichetti, furbetti o no.
In buona sostanza amico mio di naja, avevi ragione tu.
Te lo dico a distanza di 21 anni.
Quella sera tentai di spiegarti che tra chi fa politica c’è gente onesta e che ha a cuore il nostro futuro e che la politica sere per dare delle direzioni e delle regole.
Mi sbagliavo.
La politica e tutto l’apparato che ha creato serve solo a mangiare soldi.
E noi non ne abbiamo più.
Avevi ragione tu amico mio di naja.
Beata ignoranza.

Andrea Guasco