Le normative europee per quel che riguarda l’inquinamento delle automobili sono sempre più restrittive e si prospettano tempi difficili non solo per chi guida già, ma soprattutto per chi deve scegliere una nuova vettura.

Sicuramente gli interventi sono iniziati con lo scandalo del dieselgate che ha di fatto accellerato l’introduzione di una serie di paletti molto più stringenti. Proviamo a fare chiarezza sull’argomento grazie all’aiuto di esperti del settore: Matteo e Mauro Grignani – Concessionari a Vigevano e Pavia.

Differenze tra Euro 6 ed Euro 5

Districarsi tra i codici può essere insidioso quindi cercheremo di far capire in modo semplice di cosa stiamo parlando. La dicitura Euro 6 si riferisce alle vetture di nuova omologazione ed è entrata in essere a partire da Settembre del 2014. La differenza sostanziale rispetto ad Euro 5 riguarda i livelli degli ossidi di azoto (NOx) che vengono abbassati ulteriormente, mentre i valori di monossido di carbonio (CO) e particolato (PM) restano identici.

Fin qui è tutto abbastanza nella norma diciamo, tuttavia le auto Euro 6 sono soggette ad una ulteriore categorizzazione: Euro 6, Euro 6b, Euro 6c. Queste classi rispondono a standard di omologazione diversificati e sono più o meno bersaglio dei provvedimenti restrittivi delle città: nella capitale lombarda accade che i veicoli diesel Euro 6 b e c non potranno accedere all’interno dell’Area B da ottobre del 2025.

Codici e sigle: Euro 6.2 – Euro 6.3

L’Euro 6c è uno standard obbligatorio per le vetture in omologazione da settembre del 2017 e dallo stesso mese del 2018 e si focalizza sull’alimentazione a benzina a iniezione diretta. L’asticella del particolato viene abbassata passando ad un livello che passa a 600 miliardi di particelle per chilometro anzichè i 6000 miliardi precedenti.

Purtroppo in questo panorama intricato quanto una foresta amazzonica oltre alla nomenclatura standard, giusto per complicare ulteriormente la faccenda, le case automobilistiche utilizzano altre sigle. L’Euro 6d-temp diventa Euro 6.2 oppure si fa riferimento all’Euro 6d come Euro 6.3. Andando quindi più nello specifico, le classi appena citate sono valide per le auto immatricolate a partire da settembre del 2019 che sono sottoposte a procedure particolari di misurazione. L’Euro 6.2 è soggetto a test su strada tramite Rde (sigla che sta per Real Driving Emission) per quanto concerce gli ossidi di azoto e il particolato.

Tutte le vetture afferenti non solo ad Euro 6.2, ma anche ad Euro 6.3 devono inoltre superare i test WLTP: Worldwide harmonized Light vehicles Test Procedures. Queste procedure hanno visto l’introduzione di parametri più stringenti anche per i motori benzina.

Le conseguenze sul mercato dell’auto

Chiaramente la pioggia di normative contro l’inquinamento non rende il mercato dell’auto esente da contraccolpi, anzi tutt’altro. Ogni legge impone alle case produttrici degli aggiustamenti tecnici sui propulsori: pensiamo ad esempio all’obbligatorietà del filtro antiparticolato, un tempo esclusivamente relegato a fare la sua comparsa sui Diesel, anche sui motori a benzina.

Lo scenario altamente complesso, per chi non è addetto ai lavori, impatta a cascata sul consumatore finale che si trova di fronte ad una scelta sempre più limitata. Le auto di una stessa categoria presentano ormai poche differenze a livello di varietà di propulsori: questo avviene proprio perchè i produttori devono rispettare per filo e per segno i dettami delle normative. Una standardizzazione di cui stanno già facendo le spese le piccole utilitarie alimentate a diesel.

Il consiglio che si può dare a chi si appresta a cambiare auto è quello di puntare verso le tecnologie del futuro, ovvero le motorizzazioni ibride.

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