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“Il ComuniCattivo”: Che fine hanno fatto i forconi?

Quarantanovesimo appuntamento con la rubrica curata da Andrea Guasco. Non digrigno i denti in una smorfia di disgusto. E’ il mio sorriso da comunicativo. La mia smorfia da “ComuniCattivo”.

Titolo: Che fine hanno fatto i forconi

Un anno fa iniziavo la rubrica del ‘ComuniCattivo’, con l’intento di parlare di fatti locali e nazionali osservandoli da un punto di vista molto ‘laterale’ quale è la mia posizione politica e sociale che è assente nel ventaglio di proposte partitiche attuali.
Essendo infatti di formazione radicale (antiproibizionista, federalista, libertario) i miei ideali sono assenti dal parlamento e la mia posizione sociale di lavoratore del commercio non è considerata alla pari di altri mestieri e posizioni ed è considerata a tutti i livelli amministrativi (locali, regionali e nazionali) da cittadino di serie B.
Alcune volte in quest’anno penso di aver centrato l’obiettivo, altre volte meno, ma sicuramente mi è andata meglio del ‘Movimento dei Forconi’ che tre anni fa, anche qui il 9 dicembre, doveva fare la rivoluzione in Italia. Mi pare che qualcosa della loro iniziativa non sia andata per il meglio. Che fine hanno fatto ? A Biella c’è ancora la baracca nel parcheggio del Mercatone ? E se c’è ancora come mai dentro non ci dorme qualche migrante? E se ci dorme qualcuno dentro come mai Moscarola e i suoi amici non sono andati a svegliarli per fare una foto da mandare ai giornali?
Se nessuna foto di migrante dormiente nella baracca dei Forconi è arrivata alle redazioni dei giornali, vuol dire che non c’è più la baracca alla rotonda.
Semplice logica applicata ecco.
Il leader dei Forconi, l’imprenditore Lucio Chiavegato, reso celebre dalle sue numerose ospitate tv è rimasto coinvolto nell’inchiesta della Procura di Brescia per una presunta organizzazione armata che progettava la secessione del Veneto, è finito in carcere insieme a Patrizia Badii, un’ex imprenditrice in crisi con un passato da ballerina di rock’n roll acrobatico, anche lei militante indipendentista e uno dei volti femminili più noti delle proteste forconiane, complice anche la sua presenza fra le poltrone delle trasmissioni su La 7.
Chiavegato, come gli altri arrestati, è rimasto in carcere un paio di settimane. E una volta tornato in libertà ha abbandonato il tricolore tanto caro ai Forconi (nati meridionali) per tornare a sventolare il vessillo di San Marco, con un nuovo progetto indipendentista.
Ha lasciato così la presidenza di Life (Liberi imprenditori federalisti europei), sigla di tanti dei cortei e proteste che avrebbero dovuto bloccare l’Italia nel 2013, e dopo essere passato per il Fronte Marco Polo,il Partito Nord-Est, il Partito nasional veneto e Veneto Stato, ha fondato il suo movimento: “Chiavegato per l’indipendenza”. L’obiettivo è sempre lo stesso: essere eletto in Regione e arrivare pacificamente alla secessione di Venezia. Per chi è interessato alla battaglia c’è un canale su youtube , mentre sul suo sito sono aperte le iscrizioni (la tessera costa 10 euro) per aderire al partito.
Chi invece non vuole spendere soldi può partecipare a sondaggi sul futuro della regione. Come quello dedicato a decidere se, dopo l’indipendenza, sarà meglio battere moneta o tenere l’euro.
Un quesito finito 67 a 33 a favore della sovranità monetaria. Al quale però hanno partecipato solo in tre .
Danilo Calvani, l’imprenditore agricolo dalle alterne fortune ricordato per essersi presentato in piazza con una Jaguar fiammante, alle comunali di Latina del 2011 raccolse qualche centinaio di voti; alle elezioni politiche il presidente del movimento in Sicilia, Martino Morsello, si era candidato con Forza nuova (a destra si trova ora anche uno dei leader locali Biellesi dei Forconi, Ivan Brunetti); il leader siciliano, Mariano Ferro, alle regionali del 2012 si era candidato con “Il popolo dei Forconi”, prendendo l’1,37 per cento dei voti. Lo stesso Ferro, quando si era vociferato di una lista alle ultime europee, aveva minacciato un esposto contro l’uso improprio del marchio.
Monselice, 18 mila abitanti in provincia di Padova, era uno dei centri nevralgici degli imprenditori ribelli; eppure alle elezioni per il sindaco, a maggio 2014, la lista civica “C9D Forconi” ha raccolto appena 67 voti, pari allo 0,65 per cento. Un po’ poco per fare la rivoluzione. E abbastanza per prenderli in giro.

Andrea Guasco